Intervista a Rainer, responsabile del sito internazionale della Oneness University
Abbiamo incontrato Rainer, che da coordinatore della Germania è ora diventato il responsabile delle pubbliche relazioni per la Oneness University nel mondo, in primo luogo del sito www.onenessuniversity.org
Recentemente è arrivato in Italia, con un nuovo compito delicato in più.
Ma chi è Rainer Nitzsche? Lo abbiamo incontrato, cercando di capire cosa si cela dietro a questo quarantacinquenne alto, di corporatura robusta, dai modi timidi e garbati, a volte quasi impacciati, che lasciano intravedere una mente brillante ed un grande cuore.
Puoi raccontarci innanzi tutto come sei arrivato per la prima volta alla Oneness Experience?
Mi trovavo a Berlino con un amico medico, quando sfogliando distrattamente una rivista new age, senza trovarvi nulla di interessante, fui colpito da un trafiletto su “Come far soldi”, che pubblicizzava un evento di Oneness Experience. Nonostante la reazione sarcastica del mio amico, visto che ci trovavamo a cenare in un ristorante vicino alla sala dell’incontro, alla fine riuscii a convincerlo ad accompagnarmi. Non provai nulla di particolare quando mi toccarono la testa, né mi fecero effetto le spiegazioni dotte del mio amico neurologo che, pur valutandola negativamente, avvertiva un’apertura nel cervello, quanto invece fui colpito dall’aumentare dell’energia della stanza, fino ad avvertire una Presenza che si poteva percepire nettamente.
Da ragazzo, trai diciannove e i ventiquattro anni, avevo a lungo meditato, passando anche un periodo in un monastero ispirato da Padre Vassalle, un gesuita che praticava lo zen; una cosa che ricordo di lui è che mi disse un giorno “E’ in arrivo una nuova consapevolezza che porterà un cambiamento radicale nel mondo”.
Improvvisamente, avvertivo qualcosa di nuovo e intenso, in questa esperienza di Oneness.
Come si è sviluppata la tua partecipazione al movimento Oneness?
Mi sono lasciato coinvolgere progressivamente nell’organizzazione di un Festival nel settembre del 2006, occupandomi poi del sito di lingua tedesca, fino a diventare coordinatore della Germania. Continuavo ad avere il mio lavoro come manager di un’azienda, ma sentivo sempre di più la voglia di cambiare completamente qualcosa nella mia vita.
Come è avvenuto il tuo trasferimento in India?
A settembre del 2007 decisi che volevo rivedere Anandagiri e mi recai alla Conferenza in Olanda. Quando Anandagiri una sera mi propose di fare due passi insieme, iniziai ad innervosirmi, intuendo che non si trattava solo di una passeggiata. Infatti, nel breve tragitto dalla sala alla sua stanza, mi chiese senza giri di parole: “Che ne dici di venire a vivere in India con gli insegnanti?” Anche se lì per lì non risposi e presi tempo fino al giorno dopo, dentro di me non ebbi alcun dubbio. Mi sentii volar via; non me lo sarei mai aspettato e rimasi di stucco.
La mattina seguente mi recai da lui a dirgli “Ci ho dormito sopra e ho deciso per il sì” Ridendo, mi rispose “Lo sa già tutto l’Hotel!”.
Com’è stato, una volta presa la decisione?
Sai, non è per nulla facile, cambiare completamente stile di vita, avere a che fare con la cultura indiana, costruire un team a Chennai, col quale incontrarsi una volta la settimana. Ho dovuto lasciarmi alle spalle abitudini, tanti comfort, il cibo, le comodità….
Alla fine sono rimasto quindici mesi in India, per un’esperienza che molti magari possono invidiare.
Qual è stato l’elemento più significativo per te in tutto questo?
Vedere evolversi sotto i miei occhi la visione di Bhagavan così velocemente, vedere il suo legame così stretto con i suoi insegnanti che lo amano profondamente e sono il braccio operativo che fa divenire realtà il suo grande sogno.
E rispetto alla tua vita, in particolare?
Realizzare che non sono importanti le esperienze elevate di coscienza: queste vanno e vengono; possono durare secondi, minuti, ore…Quello che conta veramente è la crescita della consapevolezza.
Sì, ma cosa intendi per consapevolezza?
Uno stile di vita semplice. La felicità che non deriva da uno stile di vita speciale, ma dall’appagamento del mio lavoro, per esempio. Il mio lavoro qui mi da appagamento, includendo gli errori, accettandoli. Prendiamo l’evento del 7 marzo. Tanti ricorderanno il collasso delle linee che non sopportarono un collegamento nettamente al di sopra di quanto programmato. Avevamo lavorato duramente, tutto il mio team, perché tutto fosse perfetto, e , in pochi istanti, compresi che tutto sarebbe collassato e che non ci potevo fare nulla.
Sorride, poi ride, proseguendo:
Sì, rimasi deluso e per alcuni giorni tenni spento il cellulare e non mi collegai a internet, ma in quel momento, quando andai a sedermi di fronte ad Amma e Bhagavan, capii che potevo godermi la bellezza di quell’istante, augurandomi in cuor mio che tutti gli Oneness Facilitator potessero avere la mia esperienza e vedere che tutto stava comunque funzionando, al di là della tecnologia….
Insomma, quell’episodio e la permanenza a lungo al Campus 3, ti hanno aiutato a tornare alla semplicità?
Sì.
E come hai appreso la notizia del tuo “trasferimento” in Italia?
Di nuovo, Anandagiri mi chiama per una passeggiata e, ormai, so cosa vuol dire: di nuovo, qualcosa di inaspettato, dopo più di un anno in India. Devo iniziare da capo e, un po’ mi spaventa. Ma la gratitudine che provo, quello che ho imparato a vivere, mi fa dire “Vado ovunque ci sia bisogno! Non ho nessun dubbio che ogni pezzetto andrà a posto. Non mi sentirò solo; ci saranno gli insegnanti, c’è la presenza di Bhagavan con me. Questa è l’unica cosa che conta per me.”
Quale sarà il tuo ruolo qui?
Continuerò ad occuparmi della comunicazione globale, del sito che ormai sta per essere completato; inoltre, seguirò il tour di Samadarshini in Europa, curandone ogni aspetto in prima persona. L’ho promesso a Bhagavan e a lei. So che questo compito, per quanto possa sembrare difficile, sarà facile.
E poi sono così contento di essere in Italia, di avere a che fare con gli Italiani, sono impaziente di questo nuovo grande cambiamento.
Non mi resta che augurarti di riuscire in pieno nel tuo compito, che sta a cuore a tutti noi. Grazie, Rainer.
