Mody Acampora alle Fiji

Immagine Mody Acampora alle Fiji
19/10/2009

Pubblichiamo un resoconto della visita alle Fiji lo scorso anno di Mody Acampora, una delle organizzatrici dei corsi di Anthony Robbins in Italia:

Sono stata invitata alle Fiji, all'inaugurazione del primo corso della Oneness University (www.onenessuniversity.org)

A lungo ho riflettuto se partire per questo viaggio-formazione: due settimane fuori dall'ufficio in un momento in cui c'è tanto da fare… Poi però ho ripensato al bagaglio di conoscenze e di energia che porto via da ogni corso e ho detto “vado!”

Ed eccomi qua…dopo una serie di coincidenze davvero significative.

La nostra sala congressi è tutta in legno e ha il tetto in paglia, ci si entra solo a piedi nudi. Mi continuo a chiedere: “ ma che c'entra Robbins con l'India?” Quasi come se mi avesse letto nel pensiero, Tony inizia proprio spiegando il senso di questa collaborazione: “Oneness” (il nome della scuola) significa unità ed integrazione. E con questo progetto si vuole creare proprio un ponte tra l'approccio occidentale e quello orientale, tra materialismo e spiritualità, tra “l'azione” e “il fare” tipicamente legati alla nostra cultura e il concetto di ascolto ed attenzione, tipicamente orientali.

Nel corso dei giorni, Anandagiri ci spiega come l'uomo abbia bisogno di entrambi gli approcci a seconda della situazione.

Oggi, più che mai, il mondo vive un problema di sopravvivenza psicologica: ci sentiamo divisi e separati gli uni dagli altri. Ma se viviamo cercando l'unità, la Oneness, il nostro dolore si dissolve.

Lo stesso Tony ci spiega come è arrivato fin qui. Sua moglie Sage soffriva di una forma acuta di labirintite che le impediva seriamente di viaggiare; un limite notevole per chi, come Robbins, è abituato a passare metà dell'anno in giro per il mondo per conferenze e seminari.

Non se ne veniva a capo, finché un giorno Tony non viene a conoscenza di Sri Bhagavan e della sua scuola in India. Così tra scetticismo e speranza, i due coniugi volano fin laggiù per un seguire un corso di 14 giorni. Sage guarisce completamente.

Da lì una conoscenza più profonda tra Robbins e Sri Bhagavan, che si traduce nel progetto delle Fiji e nella sponsorizzazione in tutto il mondo della Oneness.

IL PROCESSO DI “ONENESS”: IL MIO VIAGGIO VERSO LA LIBERTA'.

I sette giorni di seminario sono un viaggio verso la nostra consapevolezza.

Il punto di partenza è che “la vita è relazione” con noi stessi ed il mondo esterno. Quando c'è separazione da noi (in primis), dagli altri e da Dio (qualunque sia la definizione che gli dai) nasce la sofferenza.
Ecco perché quello di “Oneness” vuole essere un processo di unificazione e riunificazione, di integrazione con noi stessi.

Spesso a causa dei condizionamenti esterni rinneghiamo la nostra natura. Lottiamo continuamente per cercare di cambiare, modificare ciò che siamo, pensando che così gli altri, la società ci accettino più facilmente.

Ed è proprio questo tentativo affannoso di trasformazione che causa la separazione da noi stessi ed inevitabilmente la sofferenza.

Quando, invece, iniziamo ad accettarci completamente e a vivere il contesto intorno a noi per quello che è, con i nostri dolori e le nostre sconfitte,con le nostre gioie e le nostre speranze, possiamo ricongiungerci finalmente con il nostro io più autentico.

E' questo per me un punto di svolta importante, un tassello della mia evoluzione. Nelle situazioni difficili, la mia anima combattiva mi ha spinto spesso a lottare, a trasformare,con un grande impegno di energia. Ora, invece, capisco che fermare per un attimo questa corsa e accettarmi per quella che sono non significa 'arrendersi', ma semplicemente vivere la realtà così com'è. PUNTO.

Ammettere un fallimento significa semplicemente quello che è, cioè che abbiamo fallito. E allora? Poi abbiamo sempre la possibilità di aprirci al successo, di prendere la giusta decisione.

Quando la mente smette di processare, analizzare, giustificare allora lascia spazio alle qualità del cuore, all'amore e alla compassione, e proviamo gioia, pienezza, leggerezza.

E' lì che cominciamo a sperimentare la vita per quella che è: perché lo scopo della vita è ...vivere.

Nel momento in cui smettiamo di giudicare noi stessi e gli altri, nel momento in cui smettiamo di condannare e lottare, allora iniziamo ad amare!

Perchè l'AMORE è permettere all'altro di essere così com'è.

E' questa la più semplice ma importante verità che mi porto dietro.

A chi pensa che essere spirituale, significhi “essere isolato” dal mondo materiale e pensare solo agli aspetti “elevati” della vita, Oneness dice che la vera spiritualità è vivere in sé, è abbracciare la vita nelle sue più semplici attività, è gioire mentre si guarda un film, se si guida la propria auto, mentre si è al lavoro. Se provi piacere a farlo, questa è la tua connessione con il divino.

A chi sorride di fronte alla semplicità di questi concetti, rispondo che io ho sperimentato, e ho notato che l'energia, che prima usavo per combattere, convincere, modificare, trasformare, oggi mi serve per creare e godere. A chi mi conosce e mi chiede cosa ho fatto in quest'ultimo periodo, perché sembro diversa ( hai fatto diete? Cambiato parrucchiere?) rispondo tra me e me: “Sono solo ritornata a casa, nella mia vera autentica casa, me stessa.”

“Cominciamo a lavorare su noi stessi e sul mondo a noi vicino. Questo è il contributo più grande che possiamo dare all'umanità” (Anandagiri) .

NB: Volutamente in questo reportage, ho parlato poco delle bellezze delle isole Fiji, delle acque limpide dell'oceano, della sabbia bianca sconfinata,del verde esplosivo della natura o dei colori intensi dei fiori. Questo non perché non sia un paradiso, anzi tutt'altro, ma perché mi porto dietro le parole di Anandagiri che - rispondendo a chi diceva che era tutto più facile lì, in quel contesto di paradiso - ci ha detto: “Tra vivere qui e vivere nella vostra città, vi dico scegliete la seconda ipotesi, perché è lì che potete sperimentate il vostro mondo, altrimenti è come avere una fantastica Ferrari in garage, bella ma perfettamente inutile.” Sarà per questo che mentre sono qui che vi scrivo, continuo a sentire da venti minuti un clacson che suona per una macchina in doppia fila? Roma, I'm back!

Mody Acampora
 

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